Il Polpo non sbaglia mai
- Feb 3
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Non c’è nulla di peggio che svegliarsi da un bel sogno. La luce ferma la polvere della stanza a mezz’aria e Lilia si sente come quei granelli. Le discussioni concitate dei suoi genitori fanno da diversivo ritmico in un tempo altrimenti fermo. È estate, sono le vacanze, e la noia è un prendisole ideale. Fuori dall’appartamento c’è il verde, l’oro della sabbia del maneggio, il blu della piscina. Le voci si fanno sempre più distanti, lo specchio d’acqua sempre più vicino. Lilia è fortunata. Non ci sono altri adulti in giro, può leggere la sua rivista in santa pace. Non vuole essere guardata mentre lo fa, per qualche motivo questo svago sembra sempre attirare un’apprensione difficile da gestire. È una ragazza tutto sommato tranquilla, silenziosa. Le sue vacanze sono passate tra una lettura e un disegno, tanti giri a cavallo e 3 kg circa di riviste. Sono le immagini delle riviste a popolare i suoi sogni. Ragazze bellissime sul red carpet, sorridenti nelle loro case enormi, commosse a un incontro con i fans. A Lilia piace quell’attenzione, le ragazze sono intercambiabili. Le piacciono le luci, le lacrime del pubblico, le urla dei fotografi. Sembrano emozioni fortissime, che lei non ha mai provato e dalle quali le ragazze nelle pagine non fuggono. Gli occhi stampati in inchiostro nascondono una familiarità nelle pose che non le è estranea, la riconosce. È la stessa che prova a tavola, mentre i suoi genitori scambiano battute in un armistizio al chiaro di luna.
Sono passate due settimane da quando sono arrivati in Sardegna, in un agriturismo chiamato Mandraglia. “Mandara” sta per pascolo in dialetto sardo, -aglia sta per maglia o un qualcosa di simile, qualcosa di intrecciato. Come spesso capita in questi agriturismi, si è creata una fauna locale aggiunta.
Gli ospiti sono come un gregge, le cui bestie imparano ad interagire con riti e modalità di comunicazione tutti loro.
La signora Bertazzi va a cavallo alle sei di mattina, fa colazione con dello yogurt e muesli alle sette e mezza e per le nove è in piscina. Rimane lì fino all’aperitivo in religioso silenzio, si ritira poi nelle sue stanze con un pareo sgargiante e un bikini nero sbiadito. Gigli bianchi sbocciano sulle ginocchia e si tingono di rosa salendo verso la vita, dove la stoffa si stringe con una stampa maculata. Striature rosse la fasciano ambo i lati, come se una pantera si fosse accanita su quel brandello di chiffon. La Bertazzi fluttua quando cammina, lo sguardo sempre perso nel vuoto. Pensa forse ad estati di anni fa, quando era giovane e quel bikini nero non era ancora liso dal sole.
La famiglia Tullio ride. Salutano tutti, si muovono in sincrono ed entrano sotto la pelle di altri sfortunati ospiti, con osservazioni tanto pungenti e spietate quanto casuali. Hanno due figli, più piccoli di Lilia, anche se di poco. Laura è rumorosa, parla con la bocca piena e trilla quando vede i cavalli del maneggio. Paolo gioca a freccette, si mette in mostra mentre cammina e ha paura dei cavalli. Entrambi cercano di parlare con Lilia, lei li trova disgustosi nella felicità ostentata. Nulla di buono può venire da quei sorrisi.
L’ultimo ospite, il signor Raimondo, è il suo preferito. Elegantissimo nei modi, un quarantenne posato e affascinante. I suoi capelli sono di un nero lucido, tirati indietro con cura, tanto che sembra sempre essere appena emerso dalle acque dell’isola. Anche il signor Raimondo va a cavallo, ma trova banale la piscina e beve vino bianco sgranocchiando tarallini a cena.
La madre di Lilia, invece, lo trova insopportabile. Dice che le sorride come per pietà, come se lei fosse fuori posto a Mandraglia, un’accompagnatrice sciatta per suo marito. Nessuno ha il cuore di dirle che è soltanto una sua paura, tantomeno Lilia. Ha da tempo imparato che l’insicurezza di sua madre è forse l’unica colla nel matrimonio dei suoi genitori, lungi da lei rompere l’incantesimo. Gli ultimi giorni di vacanza sono sempre i più difficili, le conversazioni a tavola sono stanche, i libri sono quasi finiti e tutti e tre sono intrappolati in un gioco di ruolo che nessuno può interrompere. Soprattutto, non di fronte agli altri ospiti. È una fantasia di suo padre quella della famiglia perfetta, Lilia non ha il cuore di distruggerla. Nei silenzi scomodi sorride, nelle esplosioni di rabbia guarda altrove.
È dopo una cena che Lilia scopre Paul. Paul è un polpo.
Si era messa a leggere fuori dall’appartamento quella sera, su una panchina di legno che tutto era fuorché confortevole. Le voci dei suoi genitori si rincorrevano dietro la porta, sempre tese, sempre fuori tempo. Fuori c'erano le cicale e Lilia cercava di concentrarsi su quel suono e solo su quel suono.
Si calmò appena aprì la sua rivista. L’aveva lasciata a metà nel pomeriggio, mentre cercava di contare i nei della signora Bertazzi. La rivista apriva con un trafiletto sui Mondiali, per poi spostare l’attenzione sul polpo Paul. Era un polpo tedesco o quasi, un octopus vulgaris nato all'acquario Sea Life di Weymouth, in Inghilterra, e trasferito in giovane età al Sea Life Centre di Oberhausen, in Germania. Ne scrivevano per le sue doti di chiaroveggenza.
Aveva indovinato i risultati delle ultime sei partite della Germania, scegliendo dalla sua teca il vincitore di ogni partita.Gli operatori dell’acquario avevano inventato un sistema con due scatoline, contrassegnate dalle bandiere delle squadre: Paul ne sollevava il coperchio, e così decretava il vincitore. La partita successiva sarebbe stata quella della Germania contro l’Uruguay e sembrava esserci parecchia tensione nel paese natio per il risultato. Lilia era affascinata da quell’animale, diventato famoso per le sue scelte.
Quella notte dormì profondamente. Il suo ultimo pensiero era andato al polpo: si chiedeva se anche lui avrebbe avuto paura di scegliere, il giorno dopo, con tutti che lo guardavano.A Lilia faceva paura scegliere quando altri la osservavano e si chiese se per lui fosse lo stesso.
La mattina dopo non ricordava alcun sogno, ma avrebbe potuto giurare di aver visto una teca.
Il risveglio appiccicoso si trascina con lei a colazione, ma i personaggi di Mandraglia sono presi dalle loro routine e prendono posto sul palco. La signora Bertazzi è già in piscina, il signor Raimondo è a cavallo, i Tullio sono ovunque e in nessun posto. Si sentono delle risate tra gli alberi della tenuta e tanto basta. Lilia non ha molto in programma quella mattina, sta cercando di capire come far in modo di vedere la partita. Suo padre trova volgare il calcio, sua madre di riflesso pensa lo stesso. A Lilia non è mai interessato, sicuramente perché volgare, altrettanto perché noioso. Questa però è la partita decisiva per la Germania e Lilia tifa per il polpo. Si muove altezzosa al bordo piscina, guardando languidamente l’acqua. Non sa bene quando ha iniziato a sentirsi osservata, ma da sempre sente una vocina correttiva che le suggerisce pose, atteggiamenti e persino parole da dire.
“Che giornata meravigliosa!” si sente squittire alla signora Bertazzi, che a sua volta sorride e annuisce. Nessuno l’ha mai sentita proferire parola, Lilia la trova molto elegante. Passa il pomeriggio a imitarla, a distanza. Legge le sue riviste, rilegge l'articolo sul Polpo Paul e guarda drammaticamente all’orizzonte, con gli occhi di chi ha perso un amante importante.
L’insospettabile avviene a cena: nel rigoroso silenzio, costellato da sguardi furtivi agli altri tavoli, Lilia coglie l’eccitazione del cuoco. È mentre le porta il suo piatto di purè di fave e salvia fritta che vi si appiglia.
“Avete visto che oggi c’è la partita?”, chiede, con un tono adulto collaudato.
I suoi genitori sono inorriditi all’idea che abbia proferito parola, ma la felicità del cuoco li tranquillizza e si affrettano a fare sorrisi verso gli altri tavoli.
“Sì, sì, signorina, la guardiamo tutti di là! Volete venire?”.
Lilia sente il gelo di suo padre.
Si ritrova poco dopo impettita sul bracciolo di un divano, con la signora Bertazzi al suo fianco, accompagnata da un infastidito signor Raimondo. Ai loro piedi, sul pavimento, i due bambini Tullio. In un angolo lontano, suo padre sprofonda su una sedia di vimini molto tonda. Sua madre è andata via per un mal di testa, i genitori Tullio hanno colto l’opportunità di un babysitteraggio gratuito. La partita inizia.
Nessuno tifa per nessuno, a parte Lilia per Paul e il cuoco, che si sente vicino all’Uruguay per motivi oscuri. Il divano su cui sono seduti la Bertazzi e Raimondo è rigido, ma mai quanto loro due. Lei ha un’espressione contratta, come se stesse cercando di capire come levare la polvere dallo schermo della TV. Lui guarda sempre più spesso al prato, alla sua destra. Per due personaggi così eleganti dev’essere difficile gestire un'intimità forzata, pensa Lilia. Fa del suo meglio per apparire al meglio, dall’alto del suo bracciolo. Guarda in giù schifata, i Tullio si stanno tirando i capelli a vicenda con dei gridolini infantili. Potrebbe giurare di aver visto rivoli di bava tendersi tra Paolo e la camicetta sporca di sugo di Laura. Lei si sente cresciuta, si sente come i suoi compagni di divano. Suo padre non la sta guardando, ma lei sa che approva il suo disgusto verso quei bambini e la sua calma prossimità ad adulti di quel tipo.
C’è il primo gol. Il cuoco inveisce, il signor Raimondo sembra sorridere. Suo padre applaude per supportare l’atleticità dei giocatori. Tutto torna in ordine nell’arco di due secondi, con Lilia e la signora Bertazzi in una gara d’immobilità corrucciata. Il Polpo Paul aveva previsto la vittoria della Germania, per la squadra significherebbe il terzo posto ai mondiali. I minuti passano, c’è il secondo gol della Germania. Lilia si sente emozionata, si fa sfuggire un gridolino entusiasta sotto gli occhi sconcertati del padre e del cuoco. Altri due secondi e torna una statua di cera, come la Bertazzi. Lilia sente questo trambusto emotivo fortissimo, vorrebbe urlare, saltare per la stanza, abbracciare il cuoco e scompigliare i capelli perfetti del signor Raimondo. Non può farlo, c’è poco a cui tenga più che alle apparenze. Gli occhi di tutti seguono la palla, che è un microbo sullo schermo, un granello di polvere. Forse era quello che poco fa la signora Bertazzi cercava di scacciare. È assurdo quanto una cosa così insignificante e lontana impatti l’umore della stanza. Lilia pensa alle ragazze della rivista. Pensa ai fan che le seguono adoranti, pensa che per le ragazze questi non siano tanto dissimili da quella palla da calcio sgranata. Lontana, insignificante, fondamentale.
Sente un brivido di adrenalina. Nel suo ambiente controllato nulla è da considerarsi impattante, nulla merita di portare emozioni forti. È il decoro la chiave di una vita ben vissuta, la riservatezza, l’inaccessibilità. Tutto questo le sembra triste, per la prima volta. Si sente piena di gioia, pensa a Paul nel suo acquario e si chiede come possa sentire in quel momento. Non ci saranno dei fotografi intorno alla teca, ma sicuramente la pressione per questo risultato inizia a farsi sentire anche a Oberhausen.
È il terzo gol che la stende. I Tullio saltano per la stanza, capendo poco e niente della situazione, rispondendo appieno però all’entusiasmo del telecronista. Il padre di Lilia e il signor Raimondo sono in piedi, applaudendo la sportività e scambiando delle occhiate di pacata contentezza. Il cuoco è per terra, dove prima c’erano i Tullio. Disperato si contorce, strepitando di falli e altre cose che nessun altro nella stanza riesce a capire. Lilia si astrae, i rumori forti la urtano da sempre. Si rifugia in un angolino della sua mente, dove aveva lasciato vagare la teca di Paul.
È dentro l’acqua, con lui. È calda, le alghe viscide sono vere, poi di plastica. Sbattono contro il vetro con un rumore secco e senza eco. La luce artificiale è accecante e Lilia quasi non nota Paul, che all’estremità della vasca sta prendendo una cozza dalla vaschetta della Germania. Quel gesto non è a vuoto. Inizia a vedere altre luci, flash di fotografi che dalla vasca cercano di cogliere l’incredibile animale. Sorrisi contorti si sgranano contro il vetro. Paul cambia colore in rapida successione, cerca di fuggire verso le rocce ma sbatte contro la fine della teca. Fluttua, si avvita su sé stesso mentre il rumore sordo dell’esterno si fa sempre più spesso. Lilia è atterrita, non sa che fare per proteggere il suo amico. Paul la guarda incuriosito. I flash si fanno sempre più accecanti e i due si abbracciano: è lui a proteggere lei e nell’acqua viscosa chiudono gli occhi.
È tardi. Lilia è rientrata a casa subito dopo la partita, non aveva voglia di leggere. Vorrebbe dormire, sono ore che è nel letto. Vede gli occhi di Paul, pensa ai flash delle fotocamere e alla gente accalcata intorno alla teca. Le piante finte nella sua vasca non sono poi così tristi: le paragona alle verissime piante che sua madre cura ossessivamente e vincono quelle finte. Almeno quelle sono quello che sono, l’ abbellimento di un habitat imposto da qualcun altro. Paul sicuramente preferirebbe delle piante vere, ma in una teca non è che si possa aspettare una vita da polpo vero. A casa di Lilia le piante sono diventate strumento e simbolo, per far capire ai vicini quanto stanno bene nella loro casa e per fare dimenticare loro le urla quasi costanti. Lilia pensa che Paul dovrebbe erigere un muro tra sé e quelle luci, potrebbe usare proprio le piante finte. Sente l’acqua calda intorno a sé, chiude gli occhi e prova a schermare i rumori nella sua testa. Si concentra sulla discussione dei suoi genitori nell’altra stanza, che da alcuni minuti sembra andare a tempo con il frastuono delle cicale. Dorme un sonno umido, senza immagini o suoni.
La mattina dopo si sveglia tardi. Cammina verso la piscina trascinando i piedi sulla ghiaia. Crick, crick. Le fa male la testa, ha le sue riviste sotto braccio e vede già la sagoma della Bertazzi sul lettino, con un cappello a tesa larghissima. Il silenzio lì le è sempre piaciuto, oggi la incupisce. L’acqua è fredda, ci si tuffa e resta sotto per qualche secondo. Si sentono dei gridolini, uno dei Tullio deve essersi tuffato a cannone. Ovviamente. Lilia riemerge, si gira a guardare i due bambini e si fa sfuggire un sorriso. Si issa sul bordo della vasca. I Tullio sono liberi. Non si curano degli altri, hanno occhi solo per le loro stronzate.
I Tullio genitori stanno ridacchiando da qualche parte all’ombra, i figli si tuffano a ripetizione e prendono turni a tirarsi giù in acqua. Ridono sguaiatamente e sono nel loro mondo, incuranti del fastidio della Bertazzi. Lei è sempre nella stessa posa, abbraccia le sue ginocchia sul lettino, a testa alta. Lilia non aveva mai notato quanto la posa fosse forzata.
Non c’è niente di peggio che svegliarsi da un bel sogno.
Eldorado
T.Tivillus, Capitolo II: Fama



