Flamingo Lane
- Feb 3
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Rat l’aveva chiamata mezz’ora prima. Con voce concitata le aveva ordinato di prepararsi e scendere in strada, sarebbe stato da lei in dieci minuti. Infilando nello zaino più roba possibile correva nella stanza da un lato all’altro. La madre entrò e chiese spiegazioni. Lei, per non rischiare di rimanere invischiata in chiacchiere e apprensioni, passò tra la sua ascella e lo stipite della porta, lasciandola a guardare la figlia precipitarsi giù dal pianerottolo e poi fuori casa. Era accaduto tutto tanto in fretta che si ritrovò scalza sull’asfalto freddo e umido del marciapiede. Attraversò la strada, un paio di incroci, per ritrovarsi al solito posto. I calzini erano già fradici e neri, li tolse e si sedette sul cofano di una Dodge tenendosi i piedi tra le mani per scaldarli un po’.
Il motore su di giri di Magic Rat arrivò al suo orecchio insieme al suono delle sirene spianate.
Inchiodò lì davanti, dal finestrino le disse di salire. L’occhio a mezz’asta e un sorriso gentile sul volto. Una serenità sfrontata che voleva forse essere un insulto ai fari delle volanti che si avvicinavano alle loro spalle. Rat schizzò via per le strade che lei stava ancora chiudendo lo sportello. Il finestrino abbassato le scompigliava i capelli e lasciava entrare il rombo assieme al lungo schiaffo degli pneumatici sull’asfalto bagnato. L’ululato degli inseguitori lontano sembrava come un’eco, il ricordo di una notte selvaggia. Si lasciò cadere sul sedile. La guida spericolata di Rat non la metteva a disagio, anzi. Mentre sfrecciavano su Flamingo Lane guardava fuori. Le serrande erano tutte abbassate ma le luci tutte accese. Figlie della notte, non potevano far altro che splendere nell'oscurità della città. Mentre tutti gli altri dormivano, ragazzi come loro si riversavano sull’asfalto. Ne vide in lontananza alcuni entrare di corsa in un portone e mentre si avvicinavano, l’abitacolo si riempì di un rock violento, vivo, che li scosse sui loro sedili di pelle. L’assolo di chitarra che mosse la mano di lui dal cambio alla sua coscia. E la delicatezza di un bridge in lontananza, ormai superato, che la invitò a lasciargli un bacio sulle labbra. Gli occhi chiusi, le labbra umide che si avvolgevano, il piede che ancora pestava sull'acceleratore. Non si era mai sentita così viva.
Prese dallo zaino un quaderno. Una scarica elettrica le attraversava il corpo, dalle dita dei piedi, salendo su per le cosce e attraversandole tutto il busto fino a farle scoppiare il cervello. Per qualche motivo sentiva di dover immortalare quel momento, quel fremito di vita che le stava pulsando dentro. Sconquassata dai dossi presi ad alta velocità.
“Gli affamati e i ricercati
esplodono in una rock’n’roll band
si fronteggiano l’un l’altro nelle strade
della giungla d’asfalto”
Scrisse.
Sulla sinistra, alla luce di un distributore Esso, un gruppo di ragazzi strillava e gesticolava rabbioso contro due poliziotti e la loro volante. Il clacson spianato di Rat squarciò la notte rendendoli muti, costringendoli a guardarli passare mentre lei, in ginocchio sul sedile, si sporgeva verso di loro gridando e facendogli il dito medio.
E con un ululato in più alle loro spalle, continuarono a correre per tutta la notte che sembrava infinita. Il rock’n’roll le squassava il cuore e pensò di non avere mai sentito prima la vita che, come Flamingo Lane, sembrava stendersi davanti a sé. Infinita.
Tommaso Toresi
T.Tivillus, Capitolo II: Fama



