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Almanacco post-contemporaneo dei narratori italiani
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Blu bucherellato
T.Tivillus | Capitolo I: Infanzia La carta da parati era uno di quei pochi lussi per tutti i nostri condòmini, non per noi. Il bianco sporco regnava nell’appartamento della casa popolare che era stata data a mia madre, la muffa negli angoli del soffitto e il giallo sul muro sopra i termosifoni erano gli unici diversivi cromatici che, inseme all’armadio marrone, spezzavano l’anonimato delle nostre vite. La mia infanzia è stata buia, la mia infanzia è il fantasma che mi persegu


Pappagalli
T.TIVILLUS | Capitolo 1: Infanzia Avevo appena iniziato le elementari quando mi accorsi che crescere sarebbe stato noioso. Mia madre, dopo aver cercato di svegliarmi più volte, mi aveva vestito nel sonno. Sono sempre stato un tipo mattiniero, non ho mai avuto particolari problemi nell’abbandonare il letto quando era ora di alzarsi: anche il sabato e la domenica. Dopotutto, fare le ore piccole mi era vietato. Quel giorno, però, proprio non riuscivo a svegliarmi. I vestiti era


Doppelgänger
T.TIVILLUS | Capitolo 1: Infanzia Sono sempre stata attratta dagli angoli delle case, forse perché nessuno ci va mai, negli angoli. A noi esseri umani piace riempire il centro delle stanze, ci piace prendere tutto lo spazio, avere della superficie su cui allargare la nostra esistenza. Solo chi si nasconde va negli angoli. Solo i ragni, la polvere e le ombre. E lei , naturalmente. Non avevo idea di chi fosse finché non l’ho pensata la prima volta. È bastato un pensiero che pe


Nocicettori
T.TIVILLUS | Capitolo 1: Infanzia La carcassa della falena continua a guardarla. Oltre alla testa, non resta più nulla che possa ricordare un insetto, solo una poltiglia di liquido bianco e giallo ocra spruzzato sul vetro della porta-finestra. Eppure la carcassa della falena continua a guardarla. Un tempo, in quella massa c’era qualcosa che si muoveva e dimenava con così tanta forza da poter volare. Lea afferra un rametto, separa ed esplora i resti con l’attenzione di un chi


Ottimo meno
T.Tivillus | Capitolo I: Infanzia Oggi ho venticinque anni e scrivo. Frequento una scuola di sceneggiatura, ho passato una dura selezione per essere qui, per guardare i film alle nove di mattina e tentare di tradurre le idee confuse di un aspirante regista in qualcosa di concreto. Scrivo. Scrivo bene, scrivo male. Dipende dalle ore di sonno, se ho bevuto troppo caffè, se sono felice. Scrivere è diventata una cosa meccanica, un dovere quasi, un imporsi alla scrivania. Ora scr


Nel bosco delle mie fantasie
T.TIVILLUS | Capitolo 1: Infanzia Ho l’impressione che certi ricordi non scompaiano mai del tutto dalla mente, che ci sia un filo dalle dimensioni impercettibili che tiene legata ogni fibra del cervello a dettagli anche irrilevanti del nostro passato. Nel più antico di essi sono disteso supino in una culla e provo un tremendo disgusto mentre ingoio del latte caldo. Mi chiedevano cosa avessi intenzione di diventare; sottovoce mi domandavano: « quindi che vuoi fare?», «il papa


Altrove
T.Tivillus | Capitolo I: Infanzia Per voi forse è impossibile, ma non dovreste avere pregiudizi, perché sto iniziando una storia e voi dovreste essermi amici. Certo, dovrei ricordare qualcosa, ma a volte le cose capitano senza poterle controllare. Mi sono svegliata in questo posto. Sono riposata, è come avessi dormito per molto tempo e d’improvviso la sveglia fosse suonata. Qui non c’è nessuno a cui chiedere; potrei urlare per farmi sentire, ma temo l’eco della mia voce. So s


Cose da buttare
T.TIVILLUS | Capitolo 1: Infanzia «Eccolo», dice la mamma. «Contento?» Solleva il pupazzetto con due dita, tenendolo solo per una zampa. È messo male, impolverato; è l’aspetto che gli si addice, per essere rimasto dietro al letto per tutto questo tempo. È un animale dalle forme impossibili da riconoscere, potrebbe essere un mammifero qualunque o un mix di più creature assieme. Cane, gatto, coniglio. Giorgio lo prende in mano e lo accarezza brevemente prima di ricordarsi che


I denti di Barbie
T.TIVILLUS | Capitolo 1: Infanzia Oggi vado per la prima volta dal dentista. Mamma ha detto che devo avere paura. Tutti i bambini ce l’hanno. Io no. «È impossibile,» dice. «Forse non ha ancora capito,» aggiunge papà, che si avvicina e mi chiede di aprire la bocca. «Il dentista te la tiene così, sì, brava, poi prende il trapano e…», fa un rumore strano con i denti e muove il dito che mi ha ficcato nella guancia. Io scoppio a ridere e papà fa un passo indietro, lasciando cad


Candeline
T.TIVILLUS | Capitolo 1: Infanzia A Elia piacevano il cioccolato al latte, le anatre e Gardaland. La minestra, le api e anche la scuola, la maggior parte delle volte. Era un bimbo pieno di entusiasmo e lentiggini, sfoggiava un paio di occhi tanto azzurri quanto vispi. In quel momento, il biondo infantile era accecante, le sue manine circondavano gli spigoli del tavolo così come i suoi compagni di classe circondavano lui. Gli piacevano le Ferrari, nascondino e i film d’azione
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